La nostra missione è «Efficacia bellica, protezione e sicurezza» - Retrospettiva sul programma di ricerca 4
Martedì 23 giugno 2026 si è tenuta la presentazione annuale dei risultati del programma di ricerca «Efficacia bellica, protezione e sicurezza» di armasuisse Scienza e Tecnologia (S+T). Il dott. Ronny Lorenzo, insieme agli ospiti e ai partner di ricerca di armasuisse, ha presentato i propri lavori e risultati attuali al personale interno del DDPS.
Anela Ziko e Moana Häfeli, staff, armasuisse Scienza e tecnologia

In breve
L’annuale rapporto sui programmi di ricerca di armasuisse Scienza e tecnologia (S+T) ha l’obiettivo di consentire al personale interno del DDPS interessato di dare uno sguardo dietro le quinte dei programmi di ricerca. Questa cornice non offre solo diversi approfondimenti sui vari campi di lavoro e progetti in corso, ma rappresenta anche una buona occasione per un confronto aperto. L’evento promuove in questo modo lo scambio reciproco di conoscenze e rafforza la cooperazione interna al DDPS.
Ad aprire l’evento di presentazione del rapporto annuale è stato il dott. Ronny Lorenzo, responsabile del programma di ricerca 4 «Efficacia bellica, protezione e sicurezza». Ha illustrato in modo chiaro e conciso ai circa 40 ospiti la missione del suo programma di ricerca: garantire l’efficacia, la protezione e la sicurezza degli oggetti mobili e delle infrastrutture. Le simulazioni e i modelli di calcolo continuano a rivestire un’importanza fondamentale nell’ambito del programma di ricerca, poiché le operazioni di brillamento a scopo di prova sono complesse e costose e le finestre temporali disponibili nei poligoni di prova stanno diventando sempre più rare. Poiché armasuisse S+T dispone solo di risorse limitate nel settore della numerica, i progetti di ricerca in collaborazione con partner sono indispensabili. In questo modo è possibile sviluppare in modo mirato competenze specialistiche in settori fondamentali per il DDPS, ha sottolineato il dott. Ronny Lorenzo. Ha così evidenziato l’importanza della collaborazione tra ricerca e pratica.
Progetto di ricerca sulle munizioni a traiettoria corta
La prima relazione specialistica è stata tenuta da Fernando Biaggi, responsabile scientifico di progetto presso il Weapon Testcenter, armasuisse S+T. Il suo intervento verteva sui proiettili a gittata ridotta (R2). Le munizioni a gittata ridotta presentano fondamentalmente una punta adattata, in modo tale che la resistenza aerodinamica sia maggiore e la munizione perda rapidamente gittata. A tal proposito, Fernando Biaggi ha presentato i risultati delle prove balistiche condotte nell’ambito di un progetto di ricerca svoltosi tra il 2022 e il 2025 in collaborazione con la Ballistix Academy. L’obiettivo era sviluppare nuovi proiettili FMJ (Full Metal Jacket, proiettili a rivestimento integrale) con un nucleo morbido in due parti. Come confermano le analisi condotte internamente, la risonanza di un fluido in rotazione genera un’instabilità giroscopica di breve durata, ovvero dovuta alla rotazione. Nel caso del proiettile testato, tale instabilità si è verificata a una distanza di tiro di circa 120 m. La gittata massima risulta quindi ridotta di molte volte. Di conseguenza, questa munizione è adatta soprattutto a fini di addestramento e ad applicazioni speciali come la difesa contro i C-UAV (Counter-Unmanned Aerial Vehicle), ma, a causa del suo comportamento nei confronti di bersagli morbidi, non è indicata come munizione operativa standard.

Destino dei componenti delle munizioni nei laghi svizzeri
A seguire, la dott.ssa Anne-Laure Gassner, responsabile scientifica del progetto nel settore degli esplosivi presso armasuisse S+T, e Chloé Udressy, dottoranda presso l’Eawag, hanno parlato del progetto «Valutazione del destino dei componenti delle munizioni derivanti dalle attività militari in Svizzera». Hanno presentato al pubblico l’iniziativa, lo stato attuale del progetto e le prossime tappe. Tra il 1918 e il 1964, in alcuni laghi svizzeri sono state affondate munizioni militari. Sono interessati in particolare il Lago di Thun, il Lago di Brienz e il Lago dei Quattro Cantoni. In questi laghi giacciono circa 8'200 tonnellate di munizioni militari a profondità comprese tra i 150 e i 215 metri.
Dal 2012 vengono effettuati regolarmente monitoraggi dei sedimenti lacustri e delle acque lacustri. Da allora, l’acqua lacustre viene analizzata ogni cinque anni e i sedimenti lacustri ogni dieci anni. Attualmente, i monitoraggi periodici non evidenziano alcun impatto sull’ambiente. Tuttavia, non si può escludere del tutto che in futuro possano essere rilasciate sostanze inquinanti. Questo progetto di ricerca mira ad ampliare le conoscenze attuali, studiando la distribuzione, il trasporto e la degradazione dei microinquinanti organici provenienti dalle munizioni presenti nei laghi svizzeri. A tal fine, verranno sviluppati nuovi metodi di analisi e condotti studi sul campo.

FORCES: Ottimizzazione della resilienza verificata sul campo attraverso esperimenti accoppiati e simulazione
In conclusione, il dott. Fabio Brantschen, responsabile del gruppo di studio Protezione delle infrastrutture militari (SG SIM) di armasuisse Immobili, ha illustrato l’impatto degli attuali sviluppi dell’industria del calcestruzzo in Svizzera sulle moderne opere di protezione.
Alla luce dell’attuale situazione in materia di politica di sicurezza, la protezione delle infrastrutture critiche e degli impianti militari acquista sempre maggiore importanza. D’altro canto, il rapido progresso tecnologico nel campo della tecnologia dei materiali in calcestruzzo porta alla creazione di nuovi materiali e sostiene l’attuazione delle strategie ambientali nazionali. In questo contesto è importante esaminare a fondo le proprietà di protezione di questi nuovi materiali prima del loro impiego concreto.
Per garantire la capacità di difesa della Svizzera anche nei prossimi decenni, alcuni anni fa armasuisse ha avviato, insieme a partner internazionali nell’ambito del Memorandum of Understanding (MoU) «Force Protection & Weapon Effects», il progetto «FORCES». L’obiettivo è quello di esaminare, sia sperimentalmente che numericamente, le prestazioni di nuovi tipi di calcestruzzo sotto l’effetto delle armi.
Oltre alle tipologie di calcestruzzo oggi utilizzate come standard, occorre tenere conto del fatto che, in caso di conflitto o in situazioni eccezionali, le catene di approvvigionamento esistenti potrebbero subire interruzioni. Il progetto di ricerca sta valutando se e in quali condizioni i cosiddetti materiali secondari – ad esempio il calcestruzzo riciclato – possano essere impiegati per opere di protezione, difese sul campo o protezione personale. A tal fine, le loro proprietà meccaniche e di protezione vengono analizzate in modo approfondito e a elevati tassi di deformazione. In questo modo viene garantita la necessaria resilienza delle infrastrutture militari anche in condizioni difficili.

Conclusioni e prospettive
A questo punto, armasuisse S+T, a nome di tutti i partecipanti, ringrazia i relatori e tutte le persone presenti per il vivo interesse dimostrato e per lo scambio aperto e prezioso.
