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Opuscoli, pubblicazioni e volantiniPubblicato il 14 agosto 2023

«Per le nostre esigenze, il modello di condivisione del lavoro è una scelta ottimale»

André Gsell, consulente sulle questioni in materia d’armamento presso armasuisse e NADREP, racconta nell’intervista la sua variegata quotidianità lavorativa in Belgio, dove si occupa degli affari relativi alla NATO.

André Gsell e Charlotte Hirsbrunner, settore specialistico Relazioni esterne, settore di competenza Risorse e supporto

Ritratto di André Gsell

Come si svolge la tua giornata di lavoro tipica a Bruxelles?

Come nel caso di Eva, le mie giornate non sono mai uguali. Quando mi vengono sottoposte delle tematiche, tanto da Berna quanto da parte della NATO, normalmente la prima cosa da fare è reperire informazioni. Può trattarsi, per esempio, di determinare se uno standard NATO è accessibile per la Svizzera, se possiamo aderire a un gruppo di lavoro o quali sono le condizioni di partecipazione a un progetto di sviluppo. Tutto ciò avviene tramite riunioni di organi della NATO, attraverso il confronto con colleghi di altri paesi o leggendo rapporti sugli incontri dei gruppi di lavoro. Una volta sintetizzate e analizzate le informazioni, posso inoltrare i risultati del mio lavoro alla centrale. Incessante è poi il confronto con i team politici e militari della missione. Il mio lavoro quotidiano richiede dunque una buona dose di contatti umani, ma anche comprensione tecnica e attività redazionale.

Come sei arrivato a questa posizione?

Quando hanno segnalato il bando a Eva, eravamo tutti e due a un punto di svolta. Avevamo entrambi contratti a tempo determinato e ci sarebbe piaciuto lavorare all’estero. Il nostro primo figlio era in arrivo, ma nessuno di noi avrebbe preso in considerazione l’idea di occuparsi dell’intera gestione familiare all’estero come persona di accompagnamento. Abbiamo esaminato a fondo il bando e inviato una candidatura un po’ sfacciata per occuparci del lavoro in condivisione. Non ci eravamo fatti tante illusioni e siamo stati quindi ancora più positivamente sorpresi quando ci è stato offerto il posto. Ci sono voluti poi ancora alcuni discorsi fra di noi e colloqui con armasuisse prima di decidere insieme di affrontare questo esperimento.

Tu e tua moglie Eva lavorate in job sharing. Quali sono le tue / vostre esperienze con questo modello di lavoro?   

Per le nostre esigenze, questo modello è una scelta ottimale. Abbiamo entrambi un contratto al 60% e ciascuno di noi lavora per tre giorni interi la settimana. Questo ci dà tempo per stare con i nostri bambini e lascia a ognuno di noi anche spazio per progetti personali o, di tanto in tanto, per un’e-mail rimasta in sospeso. Ad ogni modo, visto che non possiamo influenzare più di tanto il calendario delle riunioni, serve sempre anche un po’ di flessibilità.

Come descriveresti i rapporti tra la Svizzera e la NATO?

Lo scorso anno abbiamo celebrato il 25º anniversario dell’adesione della Svizzera al Partenariato per la pace (PfP). La nostra storia con la NATO non è quindi iniziata ieri. Uno dei principi chiave del rapporto tra la Svizzera e il Patto Atlantico è ancora una volta l’utilità reciproca di tutte le attività di cooperazione. La NATO è un’organizzazione politica con un braccio militare: di conseguenza, i rapporti non sono influenzati solo dal DDPS, ma anche dal DFAE. A livello tecnico, lo sviluppo del partenariato è disciplinato da un ampio accordo di cooperazione. Quest’anno armasuisse ha assunto per la prima volta la responsabilità principale per alcuni obiettivi di cooperazione. Di conseguenza, sotto questo profilo possiamo contare su un’impostazione solida e abbiamo posto le basi per poter sviluppare il rapporto conformemente alle nostre esigenze.

Quali sono secondo te le maggiori sfide e opportunità della collaborazione tra Svizzera e NATO?

Negli ultimi mesi le nostre sfide hanno riguardato non tanto la cooperazione vera e propria, quanto piuttosto temi relativi ad altri ambiti politici che gravano sui rapporti della NATO con la Svizzera. A tal proposito, attualmente ci troviamo spesso a spiegare la posizione svizzera sulle esportazioni di armamenti, il rapporto con i fondi degli oligarchi o il trattato sulla proibizione delle armi nucleari. A livello tecnico i nostri contributi ai progetti di ricerca o agli standard NATO sono molto apprezzati, e anche la dinamica instauratasi con il rapporto complementare al rapporto sulla politica di sicurezza 2021 è accolta positivamente.

Chiudiamo con la domanda decisiva: meglio Tintin o Heidi?

Anche se ho letto entrambi con molto piacere, al momento cerco di tenere in casa fumetti molto attuali in cui nostra figlia e nostro figlio possano identificarsi.

Breve ritratto

Insieme alla sua partner Eva Herrmann, André Gsell rappresenta gli interessi di armasuisse a Bruxelles. André Gsell funge da collegamento con la NATO nella missione della Svizzera presso l'UE. Dopo un apprendistato in informatica e una laurea in gestione e politica pubblica, oltre a diversi incarichi all'estero nell'Esercito e a un periodo presso lo Small Arms Survey e la Divisione Relazioni Internazionali dell'Esercito, il 38enne ha iniziato a lavorare presso l'ufficio di Bruxelles nel 2019.