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Mitholz - "Su 3000 tonnellate di munizioni, meno dell’1% è visibile"

Il chimico Patrick Folly è a capo del settore specialistico Esplosivi e sorveglianza delle munizioni di armasuisse. Attualmente insieme ai suoi collaboratori sta valutando i residui di munizioni presso l’ex deposito di Mitholz.

12.03.2019 | Dr. Patrick Folly, armasuisse Scienza e Tecnologia

Interview Dr. Patrick Folly
Interview Dr. Patrick Folly

 

Signor Folly, le pongo la domanda che ricorre di continuo: perché le operazioni di sgombero dell’ex deposito di munizioni non procedono più rapidamente, perché i tempi sono così lunghi? Non si possono sgomberare le munizioni già adesso? 

Le rispondo iniziando da alcuni dati che si basano sulla documentazione disponibile. Secondo le stime nella galleria ferroviaria sotterranea riempita di terra e nel cono di deiezione antistante l’ex deposito sono presenti sino a 3000 tonnellate di munizioni non esplose. Se si calcola una media di 5 chilogrammi a munizione, fanno oltre 500 000 pezzi. Inoltre sappiano che svariate migliaia di bombe persano oltre 50 chilogrammi. Complessivamente la quantità di munizioni inesplose equivale a 100 autotreni con un carico di 28 tonnellate ciascuno. Ma il problema principale è un altro: le munizioni visibili corrispondono a meno dell’1% della quantità totale da evacuare. Ciò che ignoriamo è come queste munizioni, per lo più incastrate nella parete e fra i detriti causati dall’esplosione del 1947, siano ripartite e in quali punti si concentrino quantità importanti. Ciò detto, maneggiandole potrebbero esplodere e pertanto dobbiamo garantire l’incolumità del nostro personale.
 

Le tecnologie attuali non consentono di localizzarle? 

Ci affidiamo già a quelle più recenti, alcune delle quali sono ancora in fase di sviluppo. Sinora, tuttavia, nessun dispositivo radiografico o metal detector ha consentito di stabilire quali sono le munizioni esplose e quelle che potrebbero esplodere. Il problema che dobbiamo affrontare sono i cumuli di munizioni, che potrebbe provocare un’esplosione a catena.

 

Quali scenari sono allo studio? 

Stiamo pensando di costruire un laboratorio di smontaggio delle munizioni direttamente nel sito. Questa zona speciale potrebbe sorgere per esempio nei locali dell’esercito ormai fuori uso, come la farmacia. Potremmo così separare i detonatori del resto delle munizioni. È la condizione per trasportare la maggior parte dei residui in un centro di smaltimento speciale come quello di Altdorf, l’unico in Svizzera. Anche i detonatori e altri patti delicate dovranno essere smaltiti sul posto in speciali forni blindati.

 

Per queste operazioni pensa di ricorrere a robot o scavatrici telecomandate? 

Sì, perché dovremo maneggiare e trasportare le munizioni in questo locale sicuro ricorrendo al minor numero possibile di collaboratori. Non voglio fa correre loro dei rischi.

 

In Svizzera disponiamo di questi macchinari? 

Presto. Il DDPS ha dato via libera al prosieguo di uno studio che prevede un sistema in grado di comandare a distanza da una cabina esterna un escavatore ragno. Il prototipo dovrebbe essere operativo fra uno o due anni. Un macchinario di questo tipo ci consentirebbe di lavorare per strati. Le munizioni verrebbero così estratte una a una e se si capitasse su un cumulo si interromperebbero le operazioni, il tempo di procedere a un’eventuale evacuazione temporanea. Ma ripeto: questo è solo uno dei possibili scenari. Nello studio di fattibilità dobbiamo tenere conto, per ognuno di quelli prospettati, di parametri geologici, fisici, chimici e idrologici. In questo frangente è importante comunicare agli abitanti di Mitholz che, anche se i tempi saranno lunghi, ogni giorno acquisiamo informazioni. In fondo è il motivo per cui dobbiamo verificare più scenari.

 

Quale sarà la prossima tappa? 

Analizzeremo i rischi che presentano le bombe da 50 chilogrammi. Siamo riusciti a estrarne una da una fenditura della galleria senza muovere troppo le altre. Le faremo esplodere su una piazza di tiro del DDPS mediante una piccola granata prelevata dalla galleria. Vedremo così se farà esplodere la bomba e misureremo la forza di questa esplosione. Si tratta di un’informazione essenziale per noi, in quanto nel deposito possono trovarsi piccole munizioni incastrate in altre di calibro più grande.

 

È in grado di dire oggi se l’impianto verrà completamente sgomberato? 

Questo è il nostro obiettivo. Ma come detto la priorità va alla sicurezza del personale: la sua vita non va assolutamente messa in pericolo. In ogni caso puntiamo a minimizzare per quanto possibile i rischi per la popolazione del luogo, attuale e futura.

 

Per concludere, una domanda sulle misure di sorveglianza. A che punto siamo? 

Stiamo posizionando videocamere all’esterno e telecamere a infrarossi all’interno del deposito. A partire da gennaio installeremo un sistema di misurazione della fuoriuscita dei gas. Entro febbraio dovrebbe essere tutto operativo. Parallelamente costituiremo un gruppo di esperti che valuti i dati raccolti, in quanto non abbiamo punti di riferimento. Per poter avviare misure in caso di mutamenti, dobbiamo conoscere prima il valore «zero». Inoltre sarà necessario calibrare il sistema di sorveglianza.

 
 
 

Munizioni inesplose incastrate in parte nella roccia e nei detriti.
Munizioni inesplose incastrate in parte nella roccia e nei detriti.