print preview

Ritornare alla pagina precedente Comunicati


Come potrà essere effettuata in futuro la ricognizione di sistemi radar?

Le emissioni elettromagnetiche di un sistema radar possono essere utilizzate per la ricognizione e la loro identificazione. Ma i nuovi radar multifunzione cognitivi e con segnali emessi che cambiano continuamente non potranno più essere identificati affidandosi alle procedure convenzionali. Per mettere alla prova nuovi approcci di ricognizione per sistemi adattivi di questo tipo, gli esperti di radar del Fraunhofer Institut per la fisica delle alte frequenze e le tecniche radar e di armasuisse Scienza e tecnologia hanno, per la prima volta, registrato e analizzato le emissioni di un sistema radar adattivo.

28.10.2022 | Roland Oechslin, settore specialistico Sensori, armasuisse Scienza e tecnologia

Due radar in piedi su un campo verde
Dettaglio della configurazione di prova con l'unità radar miniCODIR (treppiede nero), il collegamento radio con un'altra unità radar (treppiede bianco), il ricevitore ELINT (furgone sullo sfondo) e il bersaglio da tracciare (persona vestita di arancione).

Per svolgere il loro compito principale, ossia l’individuazione e la localizzazione di obiettivi, la maggior parte dei sistemi radar emettono segnali elettromagnetici. Queste emissioni elettromagnetiche possono essere ricevute, analizzate e utilizzate anche da terzi, ad esempio da un opponente in un conflitto, per ottenere informazioni sul sistema radar, come la forma del segale emesso e la modalità operativa e, in questo modo, identificarlo. Questo tipo di ricognizione e raccolta di informazioni da segnali elettronici è definito «electronic intelligence» (ELINT; in italiano «ricognizione elettronica») e l'apparecchiatura a ciò necessaria «ELINT receiver» (ricevitore ELINT).

I sistemi radar classici impiegano qui un set di forme di segnale precedentemente definite che possono essere descritte attraverso determinati parametri, le cosiddette Pulse Descriptor Word (PDW), come ad esempio frequenza media, modulazione, lunghezza d’impulso o frequenza di ripetizione dell’impulso. La ricognizione di un radar classico consiste nell’identificare queste PDW sulla base delle emissioni. Con un segno convenzionale come questo e un catalogo di segni convenzionali di riferimento noti si potrà riconoscere il sistema radar.

Sistemi radar cognitivi

I futuri sistemi radar multifunzione (MFR) cognitivi, ossia con capacità di apprendimento, si discostano sempre di più da questo modello classico. Grazie a generatori di segnale programmabili a piacere, i nuovi radar sono in grado di adeguare ancora meglio i loro modelli di emissione in base al compito e all’ambiente circostante che varia nel tempo e possono addirittura rigenerare di continuo i segnali che emettono. Grazie a questo constante adeguamento, questi sistemi non possono essere più identificati da terzi sulla base delle PDW. Questo fa sorgere la domanda su come, in futuro, si possa riuscire a identificare e analizzare tali MFR cognitivi. Per raggiungere un obiettivo come questo, sarà necessario sviluppare e valutare nuovi approcci. Come base, è richiesto a tal fine un set di dati delle emissioni di un MFR.

Portati a termine i primi esperimenti a Thun

In un progetto nell’ambito del programma di ricerca «Ricognizione e sorveglianza» e in cooperazione con il Fraunhofer Institut per la fisica delle alte frequenze e le tecniche radar (FHR), alcuni collaboratori del settore specialistico Sensori di armasuisse Scienza e tecnologia (S+T) hanno condotto quest’estate un esperimento sulla piazza d’armi di Thun. A questo scopo hanno modificato un ELINT receiver in modo da poter registrare e analizzare anche segnali radar adattivi. Come modello semplificato di MFR cognitivo, armasuisse S+T ha impiegato la rete radar adattiva denominata «miniCODIR». Questo sistema è costituito da quattro dispositivi radar e un calcolatore centrale di controllo che definisce progressivamente la forma e la prestazione di segnale ottimali per ogni dispositivo. Questo gli permette di svolgere al meglio il suo compito principale, ossia individuare e seguire un obiettivo con la minima emissione possibile. A generare emissioni, ad esempio, non sono sempre tutti i dispositivi radar, ma solo quello che vede meglio l’obiettivo da seguire.

Durante l’esperimento sono stati raccolti molti dati e registrate le emissioni. A questo punto, sulla base di questi dati di segnale si analizza, in un primo passo, quali sono state le ottimizzazioni apportate da «miniCODIR» alle forme di segnale. In un secondo passo, si tratterà di chiarire a che fine sono state apportate tali ottimizzazioni. Così procedendo, gli esperti di radar sperano di riuscire a comprendere e analizzare, con l'aiuto di dati di segnale registrati, gli algoritmi di ottimizzazione del loro sistema modello «miniCODIR». In lavori successivi, si dovrebbero poi estendere le conoscenze ottenute sul sistema modello «miniCODIR» anche a futuri sistemi multifunzione cognitivi. 


Ritornare alla pagina precedente Comunicati